Ogni 2 mesi circa, nella rubrica “I libri di ginni” del sito web ginniG, presentiamo alcuni testi letterari raccolti per tema: amicizia, rapporti famigliari, amore, ecc. Troverete sia testi classici che novità letterarie. Presso i centri ginniG sono disponibili copie dei libri per la consultazione.
La scelta dei testi e le recensioni sono curate da Nicoletta Ciani (Niky).
“Leggere un libro è intraprendere un viaggio, un viaggio che non sai dove ti porta. Leggere un libro è un viaggio verso la consapevolezza di sé e degli altri. Leggendo le storie di altri si impara a conoscere meglio sé stessi. Ci si immedesima in quello che si è, ci si distacca da quello che non si è.
Buon viaggio con i libri di ginni!”
Mirko CC
Fondatore ginniG
Rubrica di marzo 2007: “L’AMICIZIA”
Quante pagine sono state scritte sull’amicizia! Sentimento caro agli antichi che lo definivano come “il sole che scalda l’universo” (Cicerone), dibattuto da filosofi, sociologi e letterati, è un’esperienza insostituibile nella vita di ognuno per crescere, trovare conforto e imparare a rispettare l’altro per quello che è.
Da questo abbondante repertorio letterario ho scelto alcuni romanzi, la cui lettura è emozione e spunto di riflessione insieme.
Vi segnalo anche il recente film di Patrice Leconte, “Il mio migliore amico”, interpretato da un credibilissimo Daniel Auteuil: una storia delicata e profonda.
Doris Lessing, “Il diario di Jane Somers”, Feltrinelli, 1986
Un’ amicizia insolita, un legame intenso al centro di questo toccante romanzo di Doris Lessing, una delle più grandi scrittrici viventi, nata in Persia, da genitori inglesi, nel 1919.
Maude e Jane: la prima una vecchietta sciatta, sola e sofferente, la seconda una donna in carriera ricca, raffinata ed elegante. Due modelli femminili agli antipodi, due universi lontanissimi che, casualmente, si incontrano e si arricchiscono nella scoperta dell’altro e nella reciproca apertura.
Storia di un’amicizia quindi , ma anche riflessione impietosa sulla solitudine della vecchiaia in una società dove chi non produce, chi non è sul mercato è inutile e, ancora, sguardo acuto sul mondo interiore di una donna di successo, almeno in apparenza, realizzata.
Che cosa cerca Jane in Maude, perché sente il bisogno di farle visita sempre più spesso, di pulirle lo squallido alloggio, di lavarla e di accudirla? Lei che per anni ha scacciato le idee fastidiose di vecchiaia, malattia e morte ora, davanti a questa vecchia che mostra senza inganni la sua miseria, è costretta a guardarle in faccia. Il progetto di anestetizzazione dei sentimenti, perseguito per anni con diligenza, comincia a sgretolarsi…..
Il libro possiede una forza dirompente, capace di toccare il cuore dei lettori e di farli profondamente affezionare alle protagoniste.
Il personaggio di Jane, detta Janna, lo potrete ritrovare anche in un altro romanzo della Lessing “Se gioventù sapesse”, anch’esso molto bello e profondo nella sua apparente semplicità.
John Irving, “Preghiera per un amico”, Rizzoli Bur, 2000
Nella provincia americana degli anni cinquanta, in un clima carico di promesse e di ideali che si scontreranno tragicamente con gli sviluppi della Storia, due ragazzini, Owen e John, stringono un’ amicizia indissolubile, una vera e propria comunione di spirito, che va oltre ogni logica e oltre ogni differenza di carattere, classe sociale, interessi e propositi. Un elogio incondizionato dei legami affettivi, unica salvezza in un mondo in balia del Caso e della logica del potere.
Dalla penna del grande John Irving, scrittore statunitense celebre per i suoi personaggi surreali, tragicomici, profondamente umani, un libro indimenticabile e commovente: romanzo di formazione, saga familiare, affresco vivido della storia americana dagli anni cinquanta, alla tragedia del Vietnam, all’amministrazione Reagan, opera di denuncia politica e inno alla pace.
Se avete amato Forrest Gump, il piccolo Owen Meany, nella sua purezza, ve lo ricorderà.
Consigli in pillole
Barbara Pym, Jane e Prudence, La Tartaruga, 2006
Un libro piacevole e leggero, dalla penna originale e felice di Barbara Pym considerata l’erede della grande Jane Austen. In puro stile inglese, il romanzo piacerà a chi ama le piccole storie quotidiane di amicizia, legami affettivi, rapporti di vicinato, pettegolezzi davanti a una tazza di thè, condite con quel pizzico di pepe, di ironia e di indagine psicologica che le rendono frizzanti e per nulla banali.
Andrea De Carlo, Due di due, Mondatori, 1989
Il romanzo più condiviso di De Carlo: uscito nel 1989 continua a trovare tanti nuovi lettori, soprattutto tra i giovani. Racconta l’amicizia di due ragazzi, Guido e Mario, nata sui banchi del liceo e mai spenta, sullo sfondo della Milano della contestazione giovanile degli anni settanta. Due personalità diverse e complementari, entrambe accese dalla voglia di estraniarsi da una società che offre solo risposte superficiali e dal bisogno di autenticità.
Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, Mondatori, 1989
Un classico della letteratura mondiale, un grande romanzo di Hermann Hesse. Nel profondo Medioevo una amicizia senza tempo: Narciso, il monaco intransigente e dotto, Boccadoro, l’ artista, ribelle e vagabondo. Vite divergenti e lontane eppure legate indissolubilmente, la ragione e l’istinto, lo spirito e la natura che si incontrano e si completano nella ricerca della verità. Una profonda riflessione dello scrittore tedesco amato da generazioni di giovani, autore tra l’altro del libro di culto Siddharta.
Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno, Einaudi, 2006
Dall’autrice francese di gialli, considerata un vero e proprio fenomeno letterario, un romanzo d’eccezione. Cosa ci fa un giallo tra i libri dedicati all’amicizia, direte voi? Tra le indagini e le intuizioni del bizzarro commissario Adamsberg c’è tanto posto per le relazioni umane, tra cui l’amicizia turbolenta ma sempre e comunque autentica tra lo stesso commissario e il suo vice, il puntiglioso e colto Danglard e altre piccole, grandi manifestazioni dello stesso sentimento, sempre in primo piano nelle storie di questa scrittrice.
Come di consueto, vi saluto con una riflessione sulla lettura.
Originali e divertenti le considerazioni dello scrittore Giuseppe Pontiggia, raccontate nel suo “Prima persona.”
“Nell’amore per la lettura sono infedele e contro la monogamia: tengo dieci volumi sulla scrivania, per scegliere quello che mi attrae di più al momento. I libri bisogna farli propri, possederli.”
E ancora “Non basta mettere gli occhi su un libro. Saper leggere, come scrivere, è un’arte”
Un’arte accessibile a tutti, concludo io, e allora perché no????
Buona lettura,
Nicoletta
Rubrica di gennaio 2007: “LA FAMIGLIA”
Tra i tanti romanzi che mettono al centro della narrazione la famiglia, ne ho privilegiato due: “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg, ormai un classico della letteratura italiana e “Una famiglia americana” della statunitense J. Carol Oates, più volte candidata al premio Nobel.
Entrambi i libri, originali e in qualche modo estranei alla tradizionale saga familiare, racchiudono intuizioni illuminanti sulla famiglia con la quale, volenti o nolenti, tutti dobbiamo rapportarsi e fare i conti rappresentando uno degli elementi determinanti della nostra formazione. Famiglia come nido, luogo privilegiato degli affetti o come ingombrante istituzione che soffoca o semplicemente come memoria che ci accompagna per tutto il corso della nostra vita. “Che cos’è una famiglia, dopo tutto, se non ricordi? Casuali e preziosi come il contenuto del cassetto che in cucina serve da generico ripostiglio” così afferma Judd, il figlio piccolo dei Mulvaney, io narrante del romanzo della Oates.
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Einaudi , 1° ed. 1963
L’autrice racconta la storia della sua famiglia, ebrea, borghese e antifascista, nella Torino fra gli anni trenta e i cinquanta. Ultima di cinque figli, Natalia rievoca con freschezza e realismo la vita quotidiana nella casa dei genitori, partendo dai modi di dire, dalle frasi che si ripetevano costantemente, dal lessico famigliare, appunto: parole che si caricano di significato perchè diventano segno di appartenenza e di legame perpetuo ed esclusivo a quel nucleo, anche dopo che gli anni ne avranno, per un verso o per l’altro, decretato la dispersione.
Il lettore viene informato con naturalezza ed ironia delle manie del padre, del carattere ottimista della madre, delle liti tra fratelli, dei primi amori della sorella Paola, delle frequentazioni illustri del salotto dei Levi. Sfilano tra le righe, in una veste privata alquanto insolita, chiamati semplicemente con il nome di battesimo, numerosi celebri intellettuali e politici di quegli anni, da Cesare Pavese a Felice Balbo, fino al grande Montale.
Una famiglia ebrea negli anni del fascismo e delle persecuzioni razziali difficilmente poteva essere una famiglia italiana come tante altre, aperta e spensierata, eppure la Ginzburg riesce a dare questa impressione. La prigionia del padre e altre tristi vicende vengono toccate marginalmente e con estremo pudore forse perché, come ha felicemente intuito Garboli, il critico che ha curato l’introduzione, per l’autrice “la vita è una realtà felice. La sofferenza è simile a una vergogna, non è fertile, non produce nulla di buono. Va tenuta nascosta, non va divisa con gli altri. Appartiene a noi e solo a noi, e deve morire con noi.”
Joyce Carol Oates, Una famiglia americana, Marco Tropea ed., 2003
I Mulveney sono una famiglia felice. I genitori si amano ed amano i figli, a loro volta molto uniti, e insieme ai loro gatti, cani, cavalli vivono in una fattoria dello Stato di New York in un’atmosfera di benessere materiale e spirituale che incarna in pieno l’ideale del sogno americano. Almeno fino al giorno di S. Valentino del 1976, quando, dopo il ballo della scuola, accade qualcosa di terribile e impronunciabile a Marianne, l’unica amatissima figlia femmina, il “germoglio” della famiglia. L”incidente” cambierà per sempre il corso delle vite dei Mulveney e porrà fine al sogno.
Sulla superficie patinata delle loro esistenze si insinuerà una crepa destinata ad espandersi fino a sovvertire definitivamente equilibri, valori e legami e a portarli verso strade e condizioni del tutto impreviste, insidiose o liberatorie, distruttive o salvifiche.
Il romanzo, pur non essendo un thriller, tiene il lettore incollato alla pagina, magnetizzato dagli sviluppi di una vicenda specchio degli aspetti più profondi e, a volte, meno nobili dell’animo umano. Mentre la trama si dipana si piange, si sorride, ci si arrabbia ma soprattutto si riflettere sulla fragilità e caparbietà dell’uomo, sull’ossessione verso la perfezione, sulla forza degli affetti e sul male, sempre pronto a guastare le nostre certezze.
Lo consiglio di cuore a tutti.
Consigli in pillole
Marta Morazzoni, Casa materna, Tea Due 1994
Un figlio adulto ogni estate lascia per un mese la città in cui vive e lavora e si reca a trovare la madre nella casa dell’ infanzia. Si tratta di un cerimoniale piuttosto che di un’esigenza del cuore.
Un breve storia sulla difficile comunicazione tra una madre e un figlio, fondata su gesti e parole rituali più che su affetto spontaneo, raccontata con un linguaggio visivo essenziale e perfetto.
Un libro austero, dalle atmosfere nordiche, da leggersi preferibilmente accanto al camino.
Stephen Amidon, Il capitale umano,Mondadori 2005
Nell’America capitalistica di oggi dove tutto ha una valenza economica persino le persone e i sentimenti, il coinvolgimento dei figli in una drammatica vicenda lega il destino di più famiglie e mette in luce il distacco generazionale tra adulti cinici e calcolatori e adolescenti fragili, sbandati e sognatori. Uno spietato ritratto della nostra società in cui i valori sono spesso sostituiti dall’apparenza e dalla convenienza e “la legge è vincere, sempre e comunque.”
Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, UE Feltrinelli, 1995
Nell’Inghilterra degli anni ottanta di Margaret Thatcher, i membri di una antica e ricchissima famiglia si insediano ai posti di comando della finanza, della cultura, dell’economia, della comunicazione utilizzando il potere ad uso esclusivamente personale e agendo in modo del tutto scaltro, cinico e immorale. La loro storia è narrata da un giovane scrittore, spettatore spaesato di fronte allo sfacelo morale e sociale del suo tempo e, suo malgrado, coinvolto. Difficile inquadrare il libro in una categoria definita: gustoso romanzo di intrattenimento, efficace documento di denuncia sociale, saga familiare, giallo. Questo e tant’altro ancora è La famiglia Winshaw, una lettura indimenticabile.
D. Herbert Lawrence, Figli e amanti, Oscar Mondadori 1985
La fallimentare vita coniugale dei Morel spinge la signora Gertrude ad affezionarsi in modo morboso ad uno dei figli, Paul, un ragazzo sensibile e appassionato, dal temperamento artistico. Questo legame esclusivo, che appaga e ingabbia, finirà per condizionare l’ “educazione sentimentale” del giovane e le sue future relazioni. Il romanzo, pubblicato nel 1913 e divenuto un classico della letteratura inglese., appare molto moderno nell’indagare l’animo dei personaggi e nell’affrontare tematiche care alla psicanalisi. Costante sfondo delle vicende umane è il paesaggio naturale, descritto con l’amore di che teme che il progresso e l’incipiente industria possano alterarlo e distruggerlo.
Vi saluto con una riflessione di Pennac: “il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere….Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.”
Buona lettura dunque!
Nicoletta
Rubrica di ottobre 2006: “Donne di oggi e di ieri”
Una ragazza bengalese costretta dalla famiglia a sposare un uomo più vecchio e a trasferirsi con lui nella Londra dei giorni nostri, una nobildonna siciliana di fine ottocento vittima e vincitrice nella società fatua e maschilista in cui vive. Protagoniste di storie diverse, lontanissime tra loro nello spazio e nel tempo, eppure così vicine nei grandi sentimenti e nella ricerca di sé stesse.
Monica Ali, Sette mari tredici fiumi,
Marco Tropea Ed / Edizioni Net, 2003
Le storie che Nazneen sentiva da piccola al suo paese cominciavano tutte così “ C’era una volta un principe…”, ma quel principe tanto sognato per lei non arriverà mai. Ben lontano da questa immagine è il grasso e petulante marito che la famiglia le impone. Con lui, profondamente smarrita, approderà in un modesto appartamento dell’East End londinese.
Monica Ali, giovane scrittrice con padre bengalese e madre inglese, racconta con sensibilità e partecipazione l’avventura umana di questa donna sballottata, per volontà altrui, dal suo villaggio in Bangladesh ad una fredda ed estranea metropoli occidentale.
La fatica del suo vivere quotidiano in una realtà straniera, l’accanimento nel voler conservare le tradizioni, la struggente nostalgia della sua terra e la consapevolezza dell’impossibilità di un ritorno rappresentano il dramma di tutte le donne di oggi che vivono in bilico tra due mondi.
La piccola Nazneen che, in alcune commoventi pagine, si perde per le strade di Londra, non perderà mai il coraggio e la dignità attraverso un sentimento di accettazione di ciò che la vita le ha riservato che non significa passività o inettitudine ma, piuttosto, buon senso e pazienza.
La sua praticità, la sua intelligenza, così spesso svilita dall’abitudine al silenzio e la sua umanità le permetteranno di sottrarsi a quel costante senso di precarietà e di conquistarsi una possibilità di salvezza e di affermazione.
Intorno a lei, tanti personaggi finemente caratterizzati che lasciano un segno nel cuore del lettore e aprono una finestra su uno dei più scottanti temi di attualità, quello delle tensioni razziali, dell’integrazione, mai facile, tra culture diverse.
Dopo gli attentati di Londra, il romanzo, uscito nel novembre del 2003, appare quasi profetico: descrive malumori e disordini destinati ad accentuarsi e a sfociare in tragedia. La Storia, purtroppo, è testimone della verità di queste parole

Simonetta Agnello Hornby, La zia marchesa, Feltrinelli, 2004
La protagonista di questo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, scrittrice, oltre che avvocato minorile, di origine siciliana è la nobile Costanza, figlia del barone Safamita, ricco latifondista nella Sicilia decadente dell’unificazione italiana.
L’origine aristocratica e la vita agiata non le impediranno di conoscere il dolore e la frustrazione in un mondo conformista e gretto in cui, anche il colore sbagliato dei capelli, oltre che la troppa intelligenza, possono diventare causa di disgrazia e di emarginazione.
A raccontare la sua storia è la schietta Amalia, balia e domestica, che tanta parte avrà, insieme alle altre serve del palazzo, nella formazione di Costanza, sempre più spesso costretta a scendere nelle cucine per trovare quel calore negatole ai piani nobili.
“Non aspettarti nulla che non venga da te.” Con questa parole di Pirandello l’autrice sceglie di introdurre la vicenda umana della sua eroina: l’amore , la stima da parte dei suoi pari, il successo verranno da lei conquistati grazie alla forza interiore e alla coerenza, senza né sconti né privilegi.
Il rosso dei campi di papaveri, l’odore intenso del gelsomino e degli agrumi, il fragore del mare catturano i sensi del lettore in questa storia viva come un quadro impressionista, scritta con la sapienza propria della migliore tradizione letteraria siciliana
Anche tutti i romanzi che seguono hanno come protagonista una donna, un’eroina, nel bene e nel male, di oggi o di ieri.
S. Niffoi, La vedova scalza, Adelphi
Non si può non parlare del romanzo che si è, meritatamente, appena aggiudicato il premio Campiello. E’ la storia di Mintonia, “femmina malasortata”, scritta con un linguaggio lirico che fa uso di un cantilenante dialetto per creare una sorta di lunga e straziante poesia. Amore, morte, gelosia, vendetta in questa vicenda magica e crudele come la terra di Sardegna “amata e odiata, che ti accarezza col vento di maestrale e ti uccide col gelo invernale”
T. Ranno, Cenere, e/o
Nell’oscuro seicento dell’Inquisizione, in un’imprecisata provincia italiana, la storia della nobildonna Stefana e di come il destino possa rovesciare il corso di un’esistenza che si credeva al di sopra di ogni giudizio umano e divino. Romanzo scritto con assoluta maestria, esempio raro di bella scrittura e solido impianto narrativo.
A. McCall Smith, Le lacrime della giraffa, Guanda
E’ solo il primo di una serie di garbati, lievi, piacevoli romanzi ambientati nel Botswana dove la signora Precious Ramotswe si è, coraggiosamente, inventata la professione di detective. Vi affezionerete a questa Miss Marple tropicale, generosa nelle forme e nel cuore. Intorno a lei i colori, gli odori, gli umori e le contraddizioni dell’Africa.
R. Pilcher, I cercatori di conchiglie, Mondadori
Per le più romantiche, il più bel romanzo della regina del “rosa”.
Indimenticabile il personaggio di Penelope, donna dignitosa e saggia che, tra le righe,
ci suggerisce di assaporare le piccole gioie e meraviglie quotidiane perché in esse è racchiusa l’essenza della vita.
T. Hardy, Tess dei d’Urberville, Rizzoli
Per finire un grande classico. La dolce e innocente Tess è vittima di un Destino crudele che imbriglia l’esistenza senza possibilità di scelta. Le sue pene, le sue delusioni, i suoi brevi attimi di gioia diventano i nostri: soffriamo con lei, indignati per l’ingiustizia di una simile sorte. Una grande eroina ottocentesca che si muove sullo sfondo romantico della verde e malinconica campagna inglese specchio del suo animo tormentato.
Da vedere anche il film “Tess”, girato nel ’79 da Roman Polanski, ben interpretato da Nastassija Kinski.
Vi saluto con le parole di Mintonia, la vedova scalza di Niffoi “l’abitudine di viaggiare tra le pagine dei libri, di conoscere sulla carta altri luoghi e altra gente, di prendere in prestito le vite altrui, non l’ho mai persa, mai! Oggi quelle vite prese in prestito dai libri stanno forse salvando la mia”.
Buona lettura!
Nicoletta
Chi è Nicoletta Ciani…
“Sono laureata in Giurisprudenza e insegno da oltre 10 anni Diritto negli istituti
superiori con entusiasmo, un po’ di fatica, qualche momento di sconforto, ma tanta soddisfazione.
Incline più all'attività mentale che fisica, mi piace frequentare ginniG™, perché, tra uno slancio e un saltello, si può sorseggiare una tisana, chiacchierare in libertà , sfogliare una rivista o semplicemente perdersi nei propri pensieri nella stanza del relax.
Amo anche il profumo e la consistenza della carta, oltre alle parole che vi sono stampate. Questa passione per i libri e la letteratura mi ha portato a frequentare da sempre biblioteche e librerie, come cliente e come commessa o collaboratrice.
E' una gioia per me condividere il piacere di leggere ed accompagnare chi lo desidera fin sulla soglia di un mondo di emozioni e scoperte inesauribili.
Sono iscritta al sito "Club dei poeti" sul quale, se volete, di quando in quando, potete leggere un mio breve racconto o una mia poesia firmati Niky."